La gran parte dei metodi di concezione del design è essenzialmente “orientata (d)al mercato”. Ciò porta ad un generale appiattimento ed uniformità dei prodotti di design, che si trovano così a difettare di personalità, di “anima”. La questione dell’ignorare ciò che ci è familiare è una conseguenza del fatto che l’individuo tende a circondarsi di oggetti che apprezza (superficialmente) e ri-conosce, costruendo con essi il proprio ambiente finché, col tempo, l’attenzione allo spazio privato diminuisce e gli oggetti che lo rendono funzionale diventano come invisibili. La filosofia dell’opera è dettata da una reazione a questo: l’idea è quella di incorporare l’identità individuale nel prodotto industriale, pur mantenendo la praticità e la sobrietà di questo. Nella nettezza e semplicità delle linee, nell’essenzialità degli oggetti d’uso quotidiano, la forma si fa latrice di un’idea e di un contenuto. Gli oggetti d’uso comune vengono alterati in modo da apparire sia familiari che nuovi e inusuali, caratterizzati da una personalità che si manifesta attraverso la propria idea e la propria proposta di riflessione. Nel momento in cui l’oggetto d’uso comune attiva, con la sua presenza nell’ambiente, una riflessione che travalica i confini dell’ambiente stesso, lo spazio privato non solo non può più essere ignorato, ma desta attenzione, diviene un contesto stimolante perché arricchito dall’oggetto. Il tono più funzionale e diretto per trasmettere un messaggio ed attivare ogni volta una riflessione senza far perdere interesse è quello dello humor: l’oggetto attira su di sé lo sguardo senza stancare grazie alla sua forma e propone quindi con maggior efficacia la sfida intellettuale. Con tutto ciò non va perso di vista che l’oggetto rimane semplice, intuitivo, essenziale, pratico e quindi commerciale. Dare identità all’oggetto significa guadagnare molto senza perdere nulla.

La gran parte dei metodi di concezione del design è essenzialmente “orientata (d)al mercato”. Ciò porta ad un generale appiattimento ed uniformità dei prodotti di design, che si trovano così a difettare di personalità, di “anima”. La questione dell’ignorare ciò che ci è familiare è una conseguenza del fatto che l’individuo tende a circondarsi di oggetti che apprezza (superficialmente) e ri-conosce, costruendo con essi il proprio ambiente finché, col tempo, l’attenzione allo spazio privato diminuisce e gli oggetti che lo rendono funzionale diventano come invisibili. La filosofia dell’opera è dettata da una reazione a questo: l’idea è quella di incorporare l’identità individuale nel prodotto industriale, pur mantenendo la praticità e la sobrietà di questo. Nella nettezza e semplicità delle linee, nell’essenzialità degli oggetti d’uso quotidiano, la forma si fa latrice di un’idea e di un contenuto. Gli oggetti d’uso comune vengono alterati in modo da apparire sia familiari che nuovi e inusuali, caratterizzati da una personalità che si manifesta attraverso la propria idea e la propria proposta di riflessione. Nel momento in cui l’oggetto d’uso comune attiva, con la sua presenza nell’ambiente, una riflessione che travalica i confini dell’ambiente stesso, lo spazio privato non solo non può più essere ignorato, ma desta attenzione, diviene un contesto stimolante perché arricchito dall’oggetto. Il tono più funzionale e diretto per trasmettere un messaggio ed attivare ogni volta una riflessione senza far perdere interesse è quello dello humor: l’oggetto attira su di sé lo sguardo senza stancare grazie alla sua forma e propone quindi con maggior efficacia la sfida intellettuale. Con tutto ciò non va perso di vista che l’oggetto rimane semplice, intuitivo, essenziale, pratico e quindi commerciale. Dare identità all’oggetto significa guadagnare molto senza perdere nulla.